E’ stato mentre risuonavano avvolgenti e maestose le note di “Glory Glory Alleluiah” da Capitol Hill, Washington DC, che invece da zona Mondragone ci raggiungevano frammentarie e approssimative note e dispacci in merito a una fuga di elettorali faldoni.
E nei domestici tinelli si accavallavano sugli schermi stridenti flash di agenzia che oscillavano dalla solennità dell”"Oggi continuiamo un viaggio che non avrá mai fine” (e questo era Obama) a “Cosentino fuori liste Pdl e scompaiono elenchi candidati”. Così il “fratelli e sorelle gay devono avere stessi diritti” veniva rincorso dal “no no no, le liste ce l’ha il commissario”. Dunque mentre i tuitteri ammericani celebravano #inaug2013 noi ripiegavamo su #rubyleliste.
Senonchè il viaggio che non avrà mai fine sembrerebbe piuttosto il nostro, un viaggio nel grottesco e nello sconcerto, nello sbigottimento e nella vergogna.
Anche Lucio Dalla ci avvertì che “l’America è lontana dall’altra parte della luna”: il punto è che certi giorni, tipo questo, l’America non è lontana. E’ proprio irraggiungibile. Cose che capitano. A chi Capitol Hill e a chi Capita a chìst.


















